lunedì 25 novembre 2013

Chat di gruppo: croce o delizia? Io di panna non ne vedo.


Sicuramente  la pazienza non è mai stata il mio forte ma la gente ce la mette proprio tutta eh, per continuare ad averne la conferma. Ora, argomento di oggi: le chat di gruppo. Sfido chiunque a non essere vittima di almeno uno di questi gruppi d’isteria collettiva. Il che non significa che tutte le conversazioni a più voci su Whatsapp siano un peso ma per la maggior parte dei casi, almeno per me,  è così.
All’inizio sembrava una novità da urlo, con il tempo l’urlo è solo quello che mi ritrovo a fare perché quel maledetto beep continuo entra nelle orecchie mie e dei miei poveri colleghi.
Alla base c’è sempre una medesima situazione: gente pseudosconosciuta che ti inserisce a tradimento in una chat dal nome già disgraziato di per sé, per farti sentire “della cumpa”. Ecco, sentirsi “della cumpa”, quando ciò significa ricevere ogni giorno fotografie di piatti da cucinare, cucinati o desiderati oltre a vestiti per bambini, per neonati, per adulti, per nudisti con tanto di commenti composti di risatine e duecento emoticons neanche fosse la stele di Rosetta con tutti i suoi geroglifici, non è tra i miei desideri.
Per non parlare di quei momenti in cui uno dei componenti (uno, però, gli altri magari stanno lavorando, lavando casa, semplicemente vivendo) decide che si sta annoiando e allora chiede “Come va?” in chat comune. Ovvero a tutti, magari a dieci persone. Se gli altri membri del gruppo hanno sale in zucca ignoreranno ma se il condimento è finito in uno dei trenta piatti che hanno cucinato per far invidia a Cannavacciuolo e poi spedito in chat per far invidia (credono) a chi è a casa a mangiare il minestrone, si innescherà un terribile meccanismo a domino. Anzi, a Jenga, perché anche se alcuni resisteranno ci sarà sempre l’anello debole che continuerà la conversazione smarronando tutti.
Io ne ho solo due, di chat intelligenti. Tutte le altre le cancellerei in un momento,s e non fosse che Whatsapp è un infame e subito andrebbe a scrivere “Barbara Bozzola ha lasciato la conversazione” e allora alè, tutti a dire quanto io sia scontrosa e acida. Per cui niente, rimango dentro. Di motivi la gente ne ha già abbastanza e covo l’odio in silenzio.
Stesso sentimento è quello verso i tag multipli non richiesti in post su Facebook che mi interessano meno del buco dell’ozono. Ogni notifica è un’imprecazione.
Ieri però la mia vita ha avuto una svolta: mio cognato mi ha insegnato un segreto che mi cambierà la vita ossia  il metodo per silenziare solo le chat moleste. Così, da oggi, i miei colleghi non dovranno mai più ascoltare più fischi di quelli dei treni in stazione e io non dovrò più mettere i toni più che bassi praticamente inesistenti sul cellulare perdendo inevitabilmente tutte le telefonate importanti che sto aspettando come mi è successo la scorsa settimana.
E vi vorrò un po’ più bene. Sì sì, dico proprio a voi.



lunedì 11 novembre 2013

Quel fantasma tarocco del Natale futuro

 Sarò fuori moda, che devo dirvi. Se essere alla moda significa mostrare finto cinismo sul Natale, sì, sono assolutamente fuori moda. 
Per carità, io lo capisco che non a tutti possa piacere l’occasione ma sinceramente credo poco a tutti quei commenti, nati come funghi dopo un temporale, pseudo acidi (per lo più femminili) sulla “disgrazia” dell’arrivo delle Feste. Ok, ci sarà qualcuno che ne ha motivo e io questo non lo discuto ma per tutte le altre è pantomima pura.
Insomma, credo che a oggi, appaia “figo” dire “Oddio, arriva Natale”.
A)   Natale e il suo vecchio barbuto  con il pancione arrivano ogni anno da quando siamo al mondo
B)   Con loro le varie lucine che sembrano essere il nuovo problema dell’umanità
Io capisco che siamo a novembre e sembra presto, ma quando mai le luminarie sono state posizionate il 20 dicembre? Mai. Appaiono le prime stelline quando fa buio? Pace, direi, tutti che in questa città si lamentano della scarsa illuminazione … ora  saranno più tranquilli. Illuminazione pure creativa, guarda un po’.
Decorazioni and company vi fanno orrore? Evitate di entrare nel Paese del Natale del Fasoli per poi gridare al complotto: andate al Brico tutte le domeniche e dormirete sonni sereni.
Ora io dico: che fastidio può dare qualche ornamento o fiocco di neve luccicante quando cala la sera? Ad un animo ben disposto farà pensare a panettoni, tombolate, fiocchi e pacchetti, cene in famiglie, per Scrooge potranno confondersi con le insegne dei negozi aperti. Quelle che ancora resistono, purtroppo, per altro.
Certo, io sarò di parte: il Natale lo adoro anche se ci sono stati Natali bellissimi e altri tristi e sicuramente ce ne saranno di ancora più brutti ma non è mai stata colpa  del Natale. Perché quello arriva e se ne va in 24 ore, ci fa preparare per settimane per poi svanire in un attimo. E con lui tutti i desideri e i buoni propositi che si appendono all’albero. Ecco, forse la questione sta tutta qui: non sovraccarichiamolo troppo quel povero abete. Perché poi se cade, è facile puntare il dito sulla stazza di Babbo Natale. Ma anche quella è sempre stata così.
p.s.  A riprova di tutto ciò, lo scorso anno avevo deciso di non ritirare il mio alberello dopo le Feste ma di cambiargli “vesti” ogni mese. San Valentino, Pasqua, Compleanno, Estate in Spiaggia… mantenerlo bello vispo per 365 giorni l’anno e metterlo in ghingheri solo a dicembre. Nessuno mi ha appoggiato l’idea e mi son lasciata convincere. Ma quest’anno, mi sa che ci provo.