giovedì 24 ottobre 2013

Scusa ma ti lascio amore

La (ormai ex) moglie di Raoul Bova è uscita allo scoperto. Le devono essere proprio girate le scatole. Con il capo cosparso di cenere aveva, probabilmente, già mal sopportato la maxi intervista rilasciata dal “piccolo grande amore” suo e di Barbara Snellemburg ma quando sono uscite le foto del Raoulone nazionale insieme alla nuova fiamma, quella bonazza di Rocio Munoz Morales, la pacata Chiara Giordano, una delle donne più invidiate d’Italia, deve aver perso la testa.
Io me la vedo, appollaiata sulle poltrone barocche nei salotti della Roma bene con la mamma avvocato e le amiche a dire “No, ma noi ci siamo lasciati con rispetto”e tutte le fregnacce che si tirano fuori dal cassetto e dalla bocca in questi momenti “ma ci vogliamo ancora bene” di fronte alle amiche vere e soprattutto a quelle finte, insitamente felici della debacle tra i due. Perché diciamocelo, se da una parte guardandoli insieme durante questi anni ci siamo rassicurate dicendo “Beh, vedi che carino lui che, bello com’è, sceglie una donna normale”, dall’altra ci siamo pure rosicate con l’altrettanto amletico dubbio “Beh, e quindi, perché lei, e non me?”.
Poi, quando lui è apparso nelle foto, in Spagna, insieme a questa modellona di vent’anni (galeotto fu il set, ormai lontanoccio eh, di “Immaturi”) e nessuno gli ha neanche dato contro perché mica li han trovati ubriachi di sangria ma fotografati mentre donano indumenti e cibo ai bisognosi, lei non ci avrà visto più. Perché ancora una volta, il “marito italiano modello” è riuscito ad uscirne, chissà se volontariamente o meno, magari non bene ma nemmeno così male. Niente feste, donnine e alcool a fiumi ma un berretto, calato sugli occhi, per nascondersi dai paparazzi mentre aiuta i senzatetto.
E lei che decide di fare, invece di chiedere semplicemente aiuto a mammà Bernardini De Pace? Di rilasciare un’intervista in cui lo bacchetta per aver parlato con i giornali. Già proprio così. Si lamenta del fatto che l’ex metà della sua mela ormai con il verme che fa capolino, abbia usato un mezzo su cui poi, sceglie di sfogarsi anche lei.
E giù il “pistolotto” su quanto i figli vadano preservati tra le quattro mura, sulla difficoltà di privacy per i personaggi famosi (ma vah?) e su quanto
tutti i pettegolezzi non giovino certo alla serenità dei due bambini. Tutto vero, per carità. Ma una domanda nasce spontanea: lei, invece, tanto integerrima, cosa ha fatto? La stessa cosa.
Anzi no.
Una grossa differenza c’è ed è è che lui, per raccontarsi, ha scelto le penne di “Vanity Fair”; lei l’ha chiamata “Chi”.
Fate voi.

venerdì 18 ottobre 2013

Mengoni "docet" ma noi impariamo?

Come tutte le mattine, sgranocchiando le mie fette biscottate, ho alzato gli occhi sul calendario. Un calendario che ho scelto solo per i colori intonati alla mia cucina e che non ha nemmeno i Santi, né i proverbi, né le ricette. Niente. Oggi: 18 ottobre, 2013. Venerdì. Bene, o meglio, normale. Un giorno come tanti, a parte il fatto che è venerdì e quindi il giorno migliore della settimana. Poi, neanche un’ora dopo, arrivo in redazione, accendo il mio Mac per cominciare a lavorare e mi balla l’occhio su uno stato di Facebook scritto da una persona che nemmeno conosco molto bene. E d’un tratto si apre un mondo. E’ il 18 OTTOBRE.
Un giorno che oggi è diventato “Un giorno qualunque” più qualunque di quelli cantanti da Marco Mengoni ma che un tempo era il 18 OTTOBRE. Quello che una volta era una DATA oggi è diventato semplicemente un GIORNO. La scoperta dell’acqua calda, direte voi, e in effetti non è che abbia proprio trascritto la formula dell’oro ma comunque mi ha fatto effetto pensarci. Perché chissà quanti sono i giorni così, per ciascuno… ne ho già una bella lista solo io. Caselle sul calendario che in passato erano cerchiate di rosso o di giallo evidenziatore o nei casi proprio speciali di rosa, che vantavano di fianco al numerino una scritta, un “titolo” per la giornata e richiedevano molti pensieri prima e altrettanti ricordi dopo. Caselle che oggi non hanno più nessun circolino intorno e che, talvolta, non meritano più nemmeno un pensiero. Malinconiaportamivia.
La cosa bella? Che altri numeri oggi hanno il loro disegno a fianco e soprattutto che, calendario dopo calendario, passando da quello con gli angioletti a Eros Ramazzotti, a quello con i bimbi cicciottosi di Anne Geddes fino al sopracitato senza nome multicolore, ci sono date che rimangono sempre DATE.
Perché ci sono persone che, per fortuna, restano.