mercoledì 24 aprile 2013

Odi et amo. Metti una mattina sotto sforzo...

--> Sorvoliamo sul perché una, nella fattispecie IO, decida di andare in palestra (e già qui ci sarebbe da aprire una lunga parentesi) all’orario di apertura. Sì, sì, capito bene: alle 8.30 del mattino. Sorvoliamo anche sul fatto che sempre la stessa IO alla fine dell’allenamento nemmeno si ricordi cosa ha fatto perché, fondamentalmente, mentre il tappeto passava “ma non c’era nessun uomo che gridava gelati”, la mente era ancora sotto le coperte. E sorvoliamo persino sulle prodezze realizzate in spogliatoio per essere più veloce della luce e non doversi sorbire le chiacchiere delle pensionate sui giorni che le separano dal ponte lungo del 25 aprile.

Ma non possiamo sorvolare sull’importanza che questa esperienza ha avuto nello studio della fauna ginnica: alle 8.30, ragazzi e ragazze, si capisce perfettamente che la popolazione in sneakers si divide in due sottoinsiemi: quelli che in palestra ci vanno perché obbligati e quelli che invece, la amano. Non la sopportano, la amano proprio. Credo sia facile indovinare a quale gruppo appartengo se considerate anche che la mia divisa d’ordinanza è una maglietta con la scritta “la cultura è il mio strumento”: così, giusto per mettere le mani avanti. Cioè, io sono qui, ma vorrei essere altrove. Le differenze si trovano molto più facilmente rispetto a quelle dei quadretti della “Settimana enigmistica”, la prima salta subito all’occhio: l’abbigliamento. Chi odia va in tuta e magliettona, chi ama tessuto tecnico fluorescente. Chi ama, sul tapis roulant corre mentre parla come a dire “Vedi? Io ce la faccio!”, chi odia si infila le cuffiette e tace, tramutandosi in clessidra umana nella speranza che il tempo passi in fretta. Chi ama saluta tutti quelli che entrano con un sorrisone e un “Ciaoooo” che come minimo si son visti l giorno prima, chi odia la scusa delle cuffie è perfetta così puoi non salutare nessuno. Chi ama si asciuga ogni dieci minuti con i rotoloni di carta messi a disposizione, in bella vista davanti a tutti, chi odia usa il suo asciugamani per cercare anche di calmare il rossore che si è impossessato del suo volto. Chi ama fa la cyclette e poi va a fare i corsi; chi odia o fa spinning così ha l’idea di andare normalmente in bicicletta oppure arranca sulle macchine in sala, per “fare attività aerobica che mi han detto fa dimagrire”. Chi ama si guarda allo specchio ogni cinque minuti, chi odia cerca di rifuggire lo specchio neanche fosse la strega cattiva. Perché, in quel caso, la strega cattiva sei tu. E sei pure più cessa di Grimilde. Chi ama trascorre mezz’ora negli spogliatoi a chiacchierare, a raccontare di figli, mariti, cene e vacanze, chi odia non vede l’ora di fuggire per togliersi di dosso quell’orribile vestiario. Chi ama, si fa la doccia in palestra, porta un borsone con ciabatte, abiti, prodotti per il bagno, profumi e balocchi, chi odia si infila in macchina o meglio ancora fugge a piedi per lavarsi a casa propria, nella propria intimità e non tra i sederi spesso non così scultorei delle proprie compagne di “cella”. Chi ama dice “Vado a distrarmi un po’” ed entra in palestra, chi odia dice “Vado a soffrire un po’” ed entra nella stessa porta. Chi ama torna tutti i giorni, chi odia fai conti sul calendario perché devon saltar fuori tre volte a settimana.

Chi ama… non so, davvero, come fa.

giovedì 18 aprile 2013

In Aula, è vero.... ma non è quella del liceo

Pausa pranzo: mi sintonizzo su La 7: elezione del presidente della Repubblica. Badate bene: non quella del rappresentante della mia classe al liceo. Telecamera fissa sulla Presidente della Camera Laura Boldrini, sul Presidente del Senato Pietro Grasso e su almeno altri trenta cristiani che si passano le famigerate schede, mano per mano, neanche fossero le scatole dei biscotti sui nastri della Pavesi. Ammiro la Boldrini che, anche dopo il trecentesimo foglietto, legge ogni nome con la stessa verve che è un po’ Quella di Maria De Filippi mentre recita le televendite ma questa ragazza bisogna anche capirla. Pensate che noia. E ammiro il signore sconosciuto con i capelli bianchi alla sua sinistra che ogni tanto, così per creare suspance, si ferma e con aria interrogativa cerca di tradurre la scritta sul foglio; che poi immaginiamoci cosa ci può essere scritto, neanche fosse la stele di Rosetta. Quel che accade potrebbe essere considerato di una monotonia mortale ma si entra in uno stato di ipnosi e non si riesce a smettere di guardare, a cambiare canale. A me succede la stessa cosa con “Uomini e donne Over”. Insomma, dopo i numerosi Franco Marini e Stefano Rodotà, qualche buontempone che scrive Romano Prodi, i rivoluzionari che azzardano Chiamparino in chiara disapprovazione per la scelta del Pd o Emma Bonino, ad un certo punto sembra di entrare nello studio di “Zelig”. Con la stessa voce di sempre la Boldrini legge “Valeria Marini” e poi “Il conte Mascetti” e ancora “Veronica Lario” o “Santo Versace”.
Finché girano su Facebook le foto della Valeriona Nazionale in versione presidente per far della satira va bene, ma ti pare che un deputato vero, stamattina si è alzato, si è messo la sua giacchetta, la sua cravattina e la camicia con i gemelli e mentre si faceva la barba si è illuminato e si è detto “Ah sì, ora ve la faccio vedere io … e scrivo Marini ma Valeria Marini!!” E giù risate da solo davanti allo specchio. Gente ma non siete al Bagaglino, so che può sembrarlo perché mentre questi nomi venivano letti sono partiti applausi a scena aperta giusto per delineare il clima di grande serietà con cui viene affrontata la cosa, ma state decidendo il capo dello Stato, non l’amministratore di condominio. Tra l’altro, i simpaticoni, non lo sono nemmeno così tanto, in realtà. Perché quando è stato letto il nome “Carfagna”, nessuna risatina, nessun battito di mani per manifestare un falso e inesistente rispetto. Ma per cortesia, lì c’era davvero da ridere. Peccato, vi mancano proprio i tempi comici.
Fumata nera, anche per la verve.  

martedì 16 aprile 2013

Balla, balla che sei bella...

Cominciamo con una cosa facile facile giusto per prendere un po’ le misure, e lo spunto, dal titolo: Blocknotes e BALLERINE. E mettiamo subito in chiaro la questione: le ballerine non sono quelle con il tutù, lo chignon e tutti quegli altri termini francesi a corredo (in effetti l’italiana “cipolla” in testa fa meno figo) ma quelle scarpe piatte piatte, amate da quasi tutte le donne e odiate da alcuni uomini, non illuminati, per inteso. Io, se non si fosse capito, le ADORO. Lo so che per molti sono simbolo dell’antifemminilità, non slanciano il fisico etc etc etc… ma, in primo luogo, parliamoci chiaro: se una è alta un metro e cinquanta non è che sono le ballerine a renderla un soldo di cacio e allo stesso modo, dubito che Kate Moss, con le pianelle ai piedi, si tramuti in Sconsolata. Per non parlare poi della comodità: ora, se una può uscire da casa in macchina, sedersi su una comoda automobile meglio se Suv perché così lo slanciamento è ancora maggiore e risedersi altrettanto comodamente su una seggiola su sui starà appollaiata per tutto il giorno in ufficio, ok il tacco dodici lo si può anche azzardare. Tanto se il piede si tramuterà, con il passare delle ore in un cotechino con lenticchie, poco male: la traversata del ritorno è davvero breve. Ma se, come la maggior parte delle donne, una povera diavola si deve: alzare, preparare se stessa, i figli e il marito o anche solo se stessa che è già un bel problema certe mattine, uscire di casa, fare chilometri a piedi che si continueranno per tutta la giornata non solo perché il lavoro lo richiede ma anche perché poi c’è la spesa da fare, i pantaloni da far stringere, i regalini dell’addio al nubilato della sorella da andare a recuperare, la fattura del dentista da ritirare e le chiavi del cancello che magicamente non si riapre più neanche ci volesse l’”Apriti Sesamo” da riottenere a mo’ di “Caccia al tesoro” dal portinaio, mi sembra che le ballerine siano le compagne di vita perfette.

Gli uomini potranno dire quel che vogliono ma, fermiamoci un attimo, vogliono per caso farci credere che questi gioiellini tutti colorati e decorati con Swarowski, borchie, borchiette, fiocchi o teschietti sono inguardabili e invece le loro gigantesche scarpe da ginnastica tutte uguali nei secoli dei secoli con quelle strisce colorate che, negli anni, hanno tentato di modificarsi ma sempre strisce rimangono, sono eleganti e di gran moda? Ma per favore, alzi la mano ( o le dita sui tasti) chi la pensa così. Che prendo nota. Mi è di mestiere.