Ma non possiamo sorvolare sull’importanza che questa esperienza ha avuto nello studio della fauna ginnica: alle 8.30, ragazzi e ragazze, si capisce perfettamente che la popolazione in sneakers si divide in due sottoinsiemi: quelli che in palestra ci vanno perché obbligati e quelli che invece, la amano. Non la sopportano, la amano proprio. Credo sia facile indovinare a quale gruppo appartengo se considerate anche che la mia divisa d’ordinanza è una maglietta con la scritta “la cultura è il mio strumento”: così, giusto per mettere le mani avanti. Cioè, io sono qui, ma vorrei essere altrove. Le differenze si trovano molto più facilmente rispetto a quelle dei quadretti della “Settimana enigmistica”, la prima salta subito all’occhio: l’abbigliamento. Chi odia va in tuta e magliettona, chi ama tessuto tecnico fluorescente. Chi ama, sul tapis roulant corre mentre parla come a dire “Vedi? Io ce la faccio!”, chi odia si infila le cuffiette e tace, tramutandosi in clessidra umana nella speranza che il tempo passi in fretta. Chi ama saluta tutti quelli che entrano con un sorrisone e un “Ciaoooo” che come minimo si son visti l giorno prima, chi odia la scusa delle cuffie è perfetta così puoi non salutare nessuno. Chi ama si asciuga ogni dieci minuti con i rotoloni di carta messi a disposizione, in bella vista davanti a tutti, chi odia usa il suo asciugamani per cercare anche di calmare il rossore che si è impossessato del suo volto. Chi ama fa la cyclette e poi va a fare i corsi; chi odia o fa spinning così ha l’idea di andare normalmente in bicicletta oppure arranca sulle macchine in sala, per “fare attività aerobica che mi han detto fa dimagrire”. Chi ama si guarda allo specchio ogni cinque minuti, chi odia cerca di rifuggire lo specchio neanche fosse la strega cattiva. Perché, in quel caso, la strega cattiva sei tu. E sei pure più cessa di Grimilde. Chi ama trascorre mezz’ora negli spogliatoi a chiacchierare, a raccontare di figli, mariti, cene e vacanze, chi odia non vede l’ora di fuggire per togliersi di dosso quell’orribile vestiario. Chi ama, si fa la doccia in palestra, porta un borsone con ciabatte, abiti, prodotti per il bagno, profumi e balocchi, chi odia si infila in macchina o meglio ancora fugge a piedi per lavarsi a casa propria, nella propria intimità e non tra i sederi spesso non così scultorei delle proprie compagne di “cella”. Chi ama dice “Vado a distrarmi un po’” ed entra in palestra, chi odia dice “Vado a soffrire un po’” ed entra nella stessa porta. Chi ama torna tutti i giorni, chi odia fai conti sul calendario perché devon saltar fuori tre volte a settimana.
Chi ama… non so, davvero, come fa.

