giovedì 18 aprile 2013

In Aula, è vero.... ma non è quella del liceo

Pausa pranzo: mi sintonizzo su La 7: elezione del presidente della Repubblica. Badate bene: non quella del rappresentante della mia classe al liceo. Telecamera fissa sulla Presidente della Camera Laura Boldrini, sul Presidente del Senato Pietro Grasso e su almeno altri trenta cristiani che si passano le famigerate schede, mano per mano, neanche fossero le scatole dei biscotti sui nastri della Pavesi. Ammiro la Boldrini che, anche dopo il trecentesimo foglietto, legge ogni nome con la stessa verve che è un po’ Quella di Maria De Filippi mentre recita le televendite ma questa ragazza bisogna anche capirla. Pensate che noia. E ammiro il signore sconosciuto con i capelli bianchi alla sua sinistra che ogni tanto, così per creare suspance, si ferma e con aria interrogativa cerca di tradurre la scritta sul foglio; che poi immaginiamoci cosa ci può essere scritto, neanche fosse la stele di Rosetta. Quel che accade potrebbe essere considerato di una monotonia mortale ma si entra in uno stato di ipnosi e non si riesce a smettere di guardare, a cambiare canale. A me succede la stessa cosa con “Uomini e donne Over”. Insomma, dopo i numerosi Franco Marini e Stefano Rodotà, qualche buontempone che scrive Romano Prodi, i rivoluzionari che azzardano Chiamparino in chiara disapprovazione per la scelta del Pd o Emma Bonino, ad un certo punto sembra di entrare nello studio di “Zelig”. Con la stessa voce di sempre la Boldrini legge “Valeria Marini” e poi “Il conte Mascetti” e ancora “Veronica Lario” o “Santo Versace”.
Finché girano su Facebook le foto della Valeriona Nazionale in versione presidente per far della satira va bene, ma ti pare che un deputato vero, stamattina si è alzato, si è messo la sua giacchetta, la sua cravattina e la camicia con i gemelli e mentre si faceva la barba si è illuminato e si è detto “Ah sì, ora ve la faccio vedere io … e scrivo Marini ma Valeria Marini!!” E giù risate da solo davanti allo specchio. Gente ma non siete al Bagaglino, so che può sembrarlo perché mentre questi nomi venivano letti sono partiti applausi a scena aperta giusto per delineare il clima di grande serietà con cui viene affrontata la cosa, ma state decidendo il capo dello Stato, non l’amministratore di condominio. Tra l’altro, i simpaticoni, non lo sono nemmeno così tanto, in realtà. Perché quando è stato letto il nome “Carfagna”, nessuna risatina, nessun battito di mani per manifestare un falso e inesistente rispetto. Ma per cortesia, lì c’era davvero da ridere. Peccato, vi mancano proprio i tempi comici.
Fumata nera, anche per la verve.  

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